
in memory of
Freddie Mercury
24/11/1991 - 24/11/2009
Tappetino ipnotico
Di anni ne sono passati, di evoluzioni nella musica ce ne sono state, la moda è cambiata, la storia del Mondo è cambiata. E' giusto che una mia icona come Edward Louis Severson III sia cambiata. Non è facile accettare certi cambiamenti, perchè leghi quelle canzoni, quella voce, quei camicioni a quadri ad un preciso momento della tua vita, un momento magico leggero e strafottente. Poi si cresce le esperienze e i fatti della vita ti portano ad indossare giacche e cravatte e quel camicione selvaggio te lo porti dentro e ogni tanto ti verrebbe di rindossarlo.
Come la nostra vita cambia e si evolve così il gruppo che più di tutti mi ha influenzato cambia e si evolve anche se mi piacerebbe pensare che non sia così. Oggi Ed scrive ballate bellissime seduto su uno sgabello abbracciato ad una chitarra classica malandata (il suo tocco grunge), si esprime in concerti molto più sobri e asciutti, sembrano lontani i tempi in cui roteava la chioma, saltava sul pubblico e gracchiava sul microfono, ma infondo va bene così io sono cresciuto con loro, sono cambiato con loro e poi anche in questi concerti più sobri e contenuti si riesce a trovare la magia e il coinvolgimento.
L’ORRORE: SFOGO POCO CALCOLATO DI UN FASCIOCOMUNISTA
I.
Poveri uomini carioca che sognano il ciclo mestruale si mischiano a grassi e viziosi ometti in giacca e cravatta. Ora che tale Brenda è stata trovata uccisa, cosa potrebbe succedere? A quale scandaloso retroscena dovremmo pensare? Congregazioni di politici putrescenti che hanno voluto far tacere la poveraccia? Perché è questo che pensano tutti.. E allora diciamolo senza vergogna che tutti indicano lo scandalo sesso-politica.
Per dio, io rivoglio il Re.
Uno solo che comandi. Uno solo che mangi e si arricchisca. Uno solo che pippi e che vada a piselli brasileri. Un solo Re è meglio di tanti valvassini che si comportano tutti come se fossero Re.
E che si scopi chi gli pare. Tanto si sa che il Re si può scopare chi gli pare.
Sennò uno perché dovrebbe voler fare il Re?
II.
Incontro in giro quei classici tipi della Puglia mittleorientale che parlano tanto bene delle centrali nucleari, che potrebbero toglierci dai casini della fame energetica. Tipi che urlano “bene, si, bis!” solo perché uno che ha vinto 5 Champions League decide che va bene così.
E ok. Ma poi si lamentano quando uno dice loro che la centralina con le lucette colorate potrebbe sorgere vicino ai loro orticelli con le palme e i bouganville lilla.
E allora no! Le scorie accanto ai miei Mammolo e Pisolo da giardino, no!
E’ giusto farlo, ma non nel mio cortiletto: Not In My Back Yard.
Questi NIMBY girano tra noi, e indossano spesso delle giacche che sembrano di cartone, color giallo cagherino, un po’ soviet.
Si vestono da nemici per non dare nell’occhio.
III.
Una tipa cicciotta che dice di essere giornalista vuole sposarsi un tipo ancora più ciccio di lei, reo confesso di delitti efferati. Un pazzo da manicomio.
Se lo vuole sposare per dimostrare al mondo che lui, il ciccio, è innocente.
Ora, questo è stato condannato anche perché ha confessato.
Te lo vuoi sposare? Fallo. Ma non rompere il cazzo con la storia dell’innocenza.
IV.
Handy Henry tocca la palla con la mano.
Due volte: prima se la stoppa, poi se la aggiusta.
Dopo il gol di Gallas urla come un ossesso e corre a festeggiare verso la panchina.
Poi, dopo che la FIFA rigetta ovviamente il ricorso dell’Irlanda, cosa fa Handy?
Con un comunicato stampa afferma che sarebbe stato meglio ripeterla la partita.
E beh..a giochi fatti è troppo facile. Perché non sei andato in quel momento dall’arbitro a confessare? Quando ogni cosa è cassata (a tuo favore), siamo buoni tutti a fare i morigerati.
Senti a me, Manina..ascoltami bene, sono solo tre parole: vai a cagare.
La tua immagine di sportivo è finita. Te lo sei meritato…mo’ altro che la pubblicità dei rasoi a tre lame ti fanno fare. Finito, chiuso, kaputt.
Sono contento.
Anche se sarebbe stato ancora più bello un mondiale senza quei boriosi gallici. Ma il dio del pallone esiste, e pagheranno tutto. Pagheranno amaro.
Storie di orrore più o meno serio, più o meno degno di essere chiamato tale.
Qui sotto, il signor Dio che sfoggia, diciamo, un integralista taglio di capelli, in un gioco epico di ombre e chiaroscuri, dopo essere stato stanato tra la Cambogia e il Vietnam da un ragazzetto con la faccia da minchione. Dicevo, il signor Dio racconta il suo orrore.
A voi, il sig. Dio:
L'ennesimo scandalo calcistico e stavolta, per una volta, l'Italia non c'entra!!! Quelle mezze seghe di Francesi si sono presi il Mondiale derubando prima che una squadra e una partita, una nazione, un popolo da sempre orgoglioso ma spesso perdente. Il Mondo e la Francia tutta si indignarono per il gesto nella finale mondiale ma non condannando l'autore del gesto ma chi lo subì, perchè l'autore era il grande francese Zidane chi lo subì era lo sconosciuto e italiano Materazzi, fatto sta che la coppa andò a noi. Oggi un colonizzato giocatore francese ha infamato una intera nazione con un gesto scorretto, che in fase di gioco ci sta, ma è inconcepibile l'esultanza esagerata prima e le continue retromarce e ammissioni post sentenze della fifa dopo. Oggi i francesi fanno finta di indignarsi strofinandosi le mani per il traguardo raggiunto. Oggi il mondo non si indigna più come per la finale mondiale. Che importa se 4milioni (e anche devastati dalla crisi economica) di irlandesi non godranno della gioia di vedere la loro squadra e le loro bandiere sventolare nell'olimpo del calcio, che importa se una economia debole come quella irlandese possa avere ripercussioni positive dalla partecipazione ad un mondiale, meglio la più popolosa e ricca Francia fatta da colonizzati del maghreb e delle antille...E poi l'allenatore italiano dei figli di Athenry è quello che fa il calcio che oggi il francese presidente dell'Uefa non vuole più vedere.
Io, un pò per odio atavico verso le merde doltr'alpe, un pò per uno storico appoggio alla causa irlandese sto con il Trap...
Non oso immaginare cosa sarebbe successo se al posto della Francia si fosse trovata l'Italia.
Questa, naturalmente, è di influenza wayana
Oggi volevo omaggiarmi con un pezzo a mio parere bellissimo di Lucio Battisti. Battisti spesso è bistrattato e relegato dai cultori sofisticati di musica a compositore di semplici canzonette in giro di DO, dimenticando la rivoluzione metrica e musicale che quest'uomo ha portato in Italia. Grazie a Giuliano Palma, con una bella versione di "per una lira" (pezzo che mi ha fatto sentire Mazzy, che io adoro nella versione originale e che qualche tempo fa postai sul blog), Battisti ultimamente va di moda. Oggi, dicevo, dopo il punk rock del collega sotto mi andava di rilassare le orecchie con un classico di Lucio caricando per la seconda volta (troppo poco) un brano di uno che sapeva quello che faceva. Hai visto mai che ne fanno una versione beat?!?!?
Correva l'anno 1987, settembre credo...Io ero un bimbo di appena 8 anni e, come spesso mi capitava, assorbivo da mio padre tutta la sua passione per la musica, i suoi insegnamenti, i suoi rimproveri, i suoi eccessi...
Ricordo come fosse ieri quella sera...Insieme a mio padre e mia madre andammo a Guagnano da alcuni amici, come spesso ci accadeva...E in quella fresca sera di settembre, in cui però tutti erano ancora vogliosi di trovarsi fuori davanti a quel cerchio verde al neon, c'era fermento nel paese (forse c'erano anche più giovani, ahimè, in quell'epoca....eravamo in pieno boom anni 80...)
Ricordo un campo comunale gremito di giovani e scene che difficilmente dimenticherò...
Erano gli anni del boom economico, ma erano anche gli anni dell'Eroina...e non era difficile vedere giovani a terra quella sera...
Mio padre cercava di distogliere l'attenzione da quello spettacolo.
In fondo ci riuscì, nonostante il tempo non abbia cancellato quelle scene, perchè sul palco ce n'era un altrodi spettacolo...
Un gruppo che mio padre incuriosito volle vedere, un gruppo tosto agli albori di una splendida carriera...
Erano i Litfiba di un raggiante Piero Pelù e di un Ghigo Renzulli punk come non mai...
Erano gli anni di DESAPARECIDO, dei testi contro la violenza di stato....erano gli anni di EROI NEL VENTO...
Quella sera non capì molto di quello che stavo vedendo...Ero ancora troppo acerbo e tra i ragazzi della mia età si sentiva troppo Jovanotti per avere orecchie abbastanza allenate...
Negli anni a seguire, però, seguì con curiosità quella band ascoltata distrattamente quella sera...
E me ne appassionai, nonostante non sia stato per me uno di quei gruppi che io pongo nel mio Olimpo musicale.
E non si può certo dire che i Litfiba non abbiano rappresentato una importantissima pagina nella storia del Rock Italico...anzi...
A voi Eroi nel vento, dell'85, e una canzone, più recente, tra le mie preferite...FATA MORGANA del 93.
ps: per i nostalgici: notate nel video di Fata Morgana il logo TMC2, diventato poi VM (video music) fino all'attuale MTV...
Ho trovato l'autore della bellissima canzone di qualche post fa. La cosa interessante è che lui è un cantante newage francese che ha dedicato questo pezzo al SALENTO. Difatti dopo una visita nella nostra terra ha scritto questa meraviglia.
Signore e Signori RENE' AUBRY in SALENTO
Di solito non sogno mai, o meglio non ricordo quello che sogno, ma stanotte mi sono venute a trovare tante situazioni diverse riconducibili ad un preciso periodo della mia vita, come un puzzle: feste, passeggiate sulla villetta, concerti, giri in macchina, salagiochi da Uccio a tresette, sgamate alle ragazzine cesse del borgo, trombe e mazzate.
Tutto il sogno era condito da una canzone in sottofondo che spesso in quel periodo cantavamo mentre tornavamo da un'uscita a Lecce o a Brindisi con Umby.
BENVENUTO FRALI80
Giuseppe,Giuseppe,Giuseppe.....RICCHIONE
fonte: parcheggiatore abusivo, tal Dario, nei confronti di Giuseppe Triarico
Bari e Lecce. Psicologia di una diversità

STRALCI INTERESSANTI DELL'ARTICOLO:
Mario Sansone, che, da critico letterario, era uso a guardare in profondità e che, da oriundo proveniente della non lontana piana dauna, poteva vedere Bari con occhi non nativi, ebbe a dire che questa è città “senza ironia e senza malinconia”. ...La città salentina è luogo di straripante ironia e sottile malinconia. E’ riflettendo su questo che diviene immediatamente comprensibile, al di là di lingue e campanili, al di là di ripicche storiche e calcistiche, di orgogli snobistici e fierezze mercantili, la lontananza incolmabile fra Puglia e Salento. Non di distanza culturale trattasi, bensì di contrapposizione psicologica. Questo un “forestiero” non lo capirà mai. Il Salento, con le sue mollezze ispaniche, i suoi centri arabi, le sue coste greche, la sua lingua sicula è più vicina a Siracusa o Malaga che a Bari. La terra di Bari, operosa come nessuna nel Meridione d’Italia, colle sue bianche cattedrali romaniche, dure, nordiche, squadrate, che si specchiano nelle vetrine levantine (eppur sempre più simili a quelle di qualunque altra area del mondo “globalizzato”) sul mare si affaccia. Il Salento ne è circondato. E’ la differenza che esiste fra attività e passività. Il Salento è fatto di salotti barocchi di pietra rosa e gialla, è più adatto alla contemplazione, alla lentezza necessaria alla riflessione....l barese è più pratico e la praticità non necessita di ironia e malinconia, anzi...

Se Lecce è definita da Briggs “Firenze del Sud” e da Gregorovius “Atene delle Puglie”, Bari delle Puglie è Sparta. Essenziale, senza fronzoli inutili, maschia. Lecce è femmina. E’ molle e burrosa. ...il barese della costa sul mare ci vive, ci suda, ne trae storicamente sostentamento con fatica, non ne fa sfruttamento turistico. Il salentino ne è circondato, ma non ci vive e, soprattutto, non ne vive, non direttamente. Il mare lo sfrutta indirettamente. Lo fa usare agli altri, i turisti, per averne sostentamento....Il mare è centrale nell’immaginario barese....il tramonto sul lungomare, dietro i tetti e i campanili della città vecchia è una cartolina di rara bellezza che si guarda distrattamente. I tramonti del Salento no, non sono sfondo della vita, sono la vita....C’è, in tutto ciò che è salentino, lo stesso misto agrodolce di tristezza e allegria che è dei popoli latinoamericani. Non è un caso che siano anch’essi ispanici e non certo normanni. Il Salento è allegro come una samba e, come una samba, lascia un retrogusto di tristezza. E’ malinconico come un funerale greco e festoso come un funerale a New Orleans. Il Salento è il paese “così sgradito da doverti amare” di Vittorio Bodini. Un ossimoro fatto terra, sole, mare e vento....i tifosi del Bari hanno commesso un autogol involontario quando, durante un recente derby calcistico, hanno presentato uno striscione, nelle intenzioni molto offensivo, che recava scritto, con destinataria la popolazione salentina, “voi non siete come noi”. Questo vuol dire che, nel loro sguardo disincantato di gente pratica, i baresi non hanno capito che ciò che per loro era un insulto, per i leccesi era una rassicurazione....Lecce è molle, molle nei ritmi rilassati, nel suo tempo sospeso, nelle curve dei suoi palazzi, nei grappoli d’uva ricavati nella pietra, nei tavolini dei bar. Un fastoso carro allegorico senza motore, una scenografia di cartapesta. E’ bellissima e lo sa. Come una vecchia signora ancora ben tenuta mostra con sfacciataggine le proprie grazie, le butta in faccia al visitatore che ne rimane turbato, piacevolmente rapito. Bari no. Bari è maschia, rude, riservata. Non stordisce il visitatore con le sue bellezze, non si mostra. Si fa scoprire poco a poco. Non è spagnolesca, è normanna, lineare e squadrata come una cattedrale romanica.... quartieri popolari di Bari, Molfetta, Andria, hanno la scorza dura, dure come l’aspra loro lingua. Sono così lontani dal mondo altoborghese del quartiere Murat o di alcune magioni di Trani che ne diffida profondamente. Sembrano due popoli diversi, non integrati. Nel Salento non si coglie assolutamente questa distanza, questa si latinoamericana, con buona pace del supposto snobismo.....Non è quindi in un semplicistico fanatismo basato su una supposta superiorità, cari amici baresi, che si trova il senso delle voglie secessioniste del vostro villaggio vacanze estive, bensì nell’orgoglio di una identità vissuta, a torto o a ragione, mortificata.
Serata di festa in tutto il Salento per questa ricorrenza, legata alle tradizioni popolari, ma soprattutto al rituale della vendemmia: fiumi di vino novello e sapori, per un giorno d'identità popolare
LECCE - Tradizione, cucina, vino novello: San Martino nel Salento è la rievocazione annuale di un rituale rimasto intatto nel corso degli anni, che narra di aggregazione, di voglia di stare insieme, e che rappresenta qualcosa di davvero distintivo per un territorio, che in questa festa si riconosce. Altrove San Martino non sembra vivere gli stessi sapori e la stessa incredibile complicità di pensiero come nel tacco, a meno che le contaminazioni dei salentini lontani non abbiano fatto scuola, portando un pezzo di questa terra altrove, come un virus contagioso, benefico e “letale”.
Che San Martino nel Salento non sia un semplice passaggio sul calendario, ma un appuntamento simbolico, carico di consuetudini ed usi, di folclore, di storia locale, è un punto da cui non si può prescindere. È pleonastico chiedere ad un salentino cosa rappresenti per lui questo giorno: è la festa del vino novello, che immerge nell’odore del mosto e raccoglie i pensieri, facendoli evaporare in una nuvola rossa. Il Salento rende omaggio al vino nuovo, al ritmo di stornelli e di proverbi popolari, sfruttando il pretesto per banchettare piacevolmente in compagnia.
E non c’è latitudine salentina, dove già qualche tempo prima dell’undici novembre, non ci si ritrovi in comitiva ad organizzare questa festa, che fa emergere la storia di una collettività, nella logica della tradizione e dei piatti tipici di questo giorno: dalla salsiccia, possibilmente arrostita al fuoco, alle castagne, dalla cotognata ai mandarini “clementini”, dalle “pittule” ai fiumi di vino novello.
Il fascino della festa s’incontra col ricordo della figura di San Martino da Tours, monaco della regione di Poitiers, con trascorsi nell’esercito: della sua storia, quello che ancora affascina è la leggenda del mantello, che narra di come, trovandosi alla porte di Amiens incontrò un mendicante seminudo e d’impulso divise in due parti il proprio mantello, cedendone un pezzo al mendicante. La leggenda narra che Cristo nella notte gli apparve, riconsegnandogli la parte del mantello data al povero e che la mattina, al risveglio, il mantello fosse integro. In questo giorno, anche i bambini, nelle scuole, sono spesso costretti a recitare le solite poesie inneggianti al santo, prima che la sera ceda il passo al tintinnare dei calici di vino novello. Ma c’è soprattutto in questo giorno un legame con una festa più profana ed atavica, che inneggia ad un mondo contadino, che gioisce per l’avvenuta vinificazione, che anche quest’anno madre terra ha saputo donare.
TORINO - LECCE 2-2
CIAO SFIGATI!
"La società non esiste. Esistono solo individui, uomini e donne, e le famiglie."